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    Il Ritorno di Severus
 

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Venerdì, 11. Gennaio 2008

IL RITORNO DI SEVERUS
di magicalpixie, 00:03



IL  RITORNO  DI   SEVERUS

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RITORNO DI SEVERUS SNAPE  -  Di Magical Pixie – tradotto da Cuccu’ssétte – Fic per lettori maturi – generica\romantica\sequel AU – A Severus viene offerta un’altra possibilità. Sequel di Deathly Hallows che ignora volutamente il discutibile epilogo.
The Return of Severus Snape - Author: Magical Pixie – Fiction Rated: M  - General/Romance -Deathly Hallows Spoilers! Severus Snape is given another chance but does that chance include a former student. SSHG  - This story occurs right after the end of Deathly Hallows but ignores the 19 Years Later Epilogue.

http://www.fanfiction.net/s/3824941/1/The_Return_of_Severus_Snape

http://www.fanfiction.net/s/3824941/2/The_Return_of_Severus_Snape

 

Severus Snape giaceva sul duro pavimento della Stamberga Strillante e sentiva le gelide ondate dell’emorragia squassarlo. Alla fine, era libero, ma non se la sarebbe potuta godere, oh, che ironia. Bene, se la sua triste vita doveva finire, Severus era lieto che terminava rapidamente. Chiuse gli occhi e lasciò che l’oscurità lo inghiottisse.
Di colpo la tenebra venne rimpiazzata da una luce vivida, simile a quella di un giorno d’estate – e lui odiava le giornate estive. Gli occhi di Severus fluttuarono aprendosi e si trovò in una stanza bianca che pareva estendersi per miglia. Lesto si alzò, si lisciò le tuniche e prese a camminare. Severus non era certo di dove stesse andando ma si rifiutava di stare lì ed attendere.
“Impaziente, come al solito,” venne una morbida voce femminile.
“Lily,” Severus si girò attorno lesto e scorse l’oggetto del suo desiderio ed il flagello della sua esistenza.
“Alla fine hai compiuto il tuo destino e nel farlo hai salvato mio figlio. Per questo ti ringrazio dal profondo del mio cuore.”
Severus guardò Lily per un istante, lei era proprio belle come se la ricordava, eppure adesso era una persona differente. Per lui era il momento di andare avanti, ed in più di un senso.
“Non per troncare questa riunione, ma perché sono qua, o questa è l’altro mondo di cui ho tanto sentito dire.”
Lily roteò gli occhi,”Allora, eccoci alla parte in cui ti dico della seconda possibilità che ti è stata offerta.”
Gli occhi neri di Severus fissarono Lily increduli. Una seconda opportunità, quello doveva essere uno scherzo perverso. Sirius o qualche altro evitabile essere umano sarebbe schizzato fuori e gli avrebbe riso in faccia, e poi le vere torture dell’aldilà potevano iniziare.
“Ma devi sempre pensare il peggio da ogni situazione?” gli chiese Lily.
“E’ dalla mia precedente esperienza che il peggio è di solito quello che accade. E adesso, che cosa è la seconda occasione di cui parli?”
“A causa dei tuoi numerosi anni di servizio all’Ordine e i grandi rischi personali che hai assunto, ti viene data una seconda possibilità di vivere. Una vita che spero ti condurrà alla gioia, Severus, perché tu ne possa avere un po’,” Lily avanzò verso Severus e si protese verso la sua mano.
Severus le lasciò prendere la mano mentre lei lo conduceva verso una porta larga ed ornata, bianca. Lily guardò verso lui e gli posò la mano sotto il mento.
“Mi manca la tua amicizia, Severus, ma questo non è il tuo momento. Ti meriti una vita assai migliore di quella che hai avuto e oltre quella porta c’è la tua seconda occasione.  Addio Severus.” Lily portò la testa dell’uomo alla sua altezza e lo baciò lievemente sulla guancia.



 


Severus colse un’ultima occhiata a Lily, poi lesto girò sui tacchi, con le tuniche nere che si avvolgevano alla persona. Severus aprì di colpo la porta e balzò attraverso essa. Se gli veniva offerta una seconda opportunità, ce l’avrebbe messa tutta.
L’aria colpì i suoi polmoni e lo trascinò fuori dall’incoscienza. Il pavimento freddo prese a fargli dolere le articolazioni, e gli fece domandare se ne valesse la pena, di quella seconda opportunità. Severus era adesso un uomo libero, senza debiti con alcuno; la domanda che gli passava per la mente era <cosa fa un uomo libero? >

 
Il Salone lentamente iniziava a tornare silenzioso. Dopo che Harry era tornato, aveva riportato quanto aveva scoperto a riguardo del Professor Snape, e il fatto che, per tutto il tempo, questi fosse stato dalla parte del bene. Per quanto riguardava Hermione, il mondo degli stregoni aveva perso non solo un eroe, ma anche una mente brillante.
Ron stava stringendo forte la mano di Hermione e non fu che allora, che lei si rese conto di quanto la facesse sentire a disagio. Ron era uno dei suoi migliori amici e lei aveva confuso la sua amicizia con emozioni assai più complesse. Adesso era messa all’angolo, non voleva offendere Ron, e neppure poteva mentirgli.
“Ron, tutto questo ti pare adeguato?”
“Ora che tu me ne parli, no, non proprio. Credo che, con tutte le cose folli che abbiamo visto, succedere, io mi sono confuso,” Ron la guardò e le diede un’ultima stretta alla mano.
“Sono così lieta che anche tu lo creda,” Hermione sentì come  se un peso le fosse stato velocemente tolto dalle spalle e rapida abbracciò Ron.

 
Il Salone era quasi vuoto; il grosso delle persone che erano state lì erano ripartite dirette a casa, per stare vicine ai loro cari. Ron se ne era andato con la sua famiglia e Harry era partito per stare con Ginny. I genitori di Hermione non avrebbero compreso cosa era accaduto in quella notte e lei si era sempre sentita più a suo agio a Hogwarts. Restavano solo i membri del personale e un pugno di studenti.

Fu in quell’istante che le porte del Salone si aprirono e lì apparve l’oscuro e meditabondo Maestro delle Pozioni. Mentre era in piedi sulla soglia, guardava in giro nella stanza, e gli occhi incontravano facce sorridenti. Questo era reale: quella era la seconda opportunità.
Le facce della gente nel corridoio sorpresero Severus: sembravano davvero preoccupati. Anche se in un suo modo bizzarro ciò era toccante, non avrebbe mutato la sua tipica reazione a certe situazioni.
“Avete tutti quanti voglia di continuare a fissarmi come un mucchio di teste di legno? Perché se è così, allora mi ritiro per l’intera serata.”
“Oh, Severus,” Minerva percorse la navata laterale, verso di lui. “Pensavamo fossi morto.”
“Pare che i resoconti sulla mia morte siano stati assai esagerati.”
“Severus, magari dovremmo andare da qualche parte e potrei informarti di quanto è accaduto.”
“Ovvio, Minerva,” Severus arretrò per far passare Minerva dalla porta, poi la seguì con la tunica nera che gli svolazzava dietro.
Hermione sedette sul posto, stupefatta. Il Professor Severus Snape era vivo. Lo stomaco le fece cose strane e il cuore le corse in un modo che ancora non sapeva spiegarsi. Doveva essere perché era stanca, quella sarebbe stata la sola spiegazione per quello che era appena successo. Silenziosa Hermione lasciò il Salone e camminò lenta verso la Torre del Grifondoro, prendendosi il suo tempo
mentre cercava di spiegare cosa fosse successo.

 
Dopo il suo incontro con Minerva, Severus iniziò a percorrere le sale di Hogwarts. Sapeva che ci sarebbero stati ben pochi studenti rimasti, e camminare nelle sale gli avrebbe dato tempo per pensare. Non aveva ancora risposto alla sola e più importante domanda che pure Minerva gli aveva posto. < Cosa fa un uomo libero? >
Quando Severus girò un angolo, con la mente persa nelle riflessioni, incappò dritto in Hermione Granger.
“Oh, mi spiace Professore. Ero distratta,” Hermione cercò di non guardare negli occhi penetranti; solo stare vicina a lui le faceva battere il cuore velocemente. Cosa le accadeva, forse stava covando una qualche malattia.
“Ah, signorina Granger, vedo che sei senza i due del Trio D’Oro.”
“Sì, sono tornati alla Tana ma io preferisco starmene da sola. Ho un sacco di cose su cui pensare.”
“Pare che anche io sia in una situazione simile, ma forse tu potresti aiutarmi con un po’ d’assistenza,” chiedere alla saputella di Hogwarts probabilmente era chiedere guai, ma se qualcuno poteva dargli una risposta, era proprio la saputella.
Hermione ci pensò su un istante a quello per cui poteva venir richiesto il suo aiuto. Era il Professor Severus Snape maestro delle Pozioni, quale domanda poteva esistere a cui non sapesse dare una risposta?
“Cercherò di aiutarti in ogni modo in cui posso, Professore,” Harmione alzò lo sguardo su di lui e gli occhi dell’uomo le scivolarono addosso.
“Che cosa fa un uomo libero, signorina Granger?”
“Un uomo libero, Signore?”Di solito Hermione capiva qualsiasi domanda che le venisse rivolta, ma non comprendeva cosa stesse chiedendo il Professor Snape.
“Sì, signorina Granger. Per abbastanza a lungo, per quanto ricordo, sono sempre stato in servitù per qualcuno, prima l’Oscuro Lord, e poi Dumbledore. Per la prima volta sono un uomo libero, e ciò mi lascia nella grande incertezza di cosa fare poi.” Severus abbassò gli occhi sulla giovane donna e sperò che lei potesse fornirgli un risposta poiché la sua mente era annebbiata ed opaca.
“Non desideri di rimanere qua, signore?” Hermione stava sperando di poter restare ad Hogwarts come apprendista per uno dei professori, e in segreto sperava che il professore sarebbe stato Snape. Anche prima di avere iniziato a provare sensazioni tanto confuse verso di lui, ne apprezzava la conoscenza e la presenza autoritaria.
“Nel caso tu non lo avessi notato, non sono troppo attratto dai bambini.”
“Questo pare abbastanza buffo, Professore. Se non fa attenzione, la gente potrebbe iniziare a pensare che sei umano.” Era sorprendentemente estroversa con lui, chissà cosa le accadeva. Quelle strane sensazioni perduravano e peggioravano quanto più restava in sua presenza.
“Penso che essere tornato dai morti abbia decretato la mia condizione di non umano. Adesso credo che possa essere visto come una cosa comica, signorina Granger. “ Severus non aveva mai pensato che una conversazione con la signorina secchiona sarebbe stata gradevole. “Se una ragione per restare  si presenterà, la accoglierò, ma non mi pare
che sia probabile.”
Hermione avrebbe desiderato dargli una ragione; la sua educazione dipendeva da quello. “Stavo sperando che restassi. Sto cercando un professore sotto cui fare apprendistato e stavo sperando di continuare i miei studi di pozioni.”
Severus pensò che nel corso dell’anno precedente era assai maturata, ed era assai diversa dalla ragazzina che rubò dalla sua dispensa e sgattaiolava in giro oltre il coprifuoco. Poteva davvero essere capace di conversazioni stimolanti, di cui ultimamente si avvertiva la mancanza alla tavola del personale.
“Allora, non vorrei che la tua educazione ne risentisse. Permettere a qualsiasi testa di legno di insegnare alle menti più brillanti della nostra generazione potrebbe essere un disa
stro. Ma non crederti che sia una passeggiata nel parco, sarò parecchio più duro con te da apprendista di quanto non sono stato con te da studentessa.” Dopo ciò, guardò gli occhi di lei accendersi, altro sorprendente sviluppo della serata, una Grifondoro eccitata all’idea di venire istruita da lui.
“Grazie infinite, Professore, non rimpiangerai questa decisione.”
Hermione adesso aveva un progetto: aveva una direzione, non più un girovagare senza meta.
“Sarà meglio di no, signorina Granger, e ora penso che sia il momento che tu torni alla tua sala comune. Ci parleremo domani. Buona notte.” Severus si voltò sui tacchi e scomparve per un corridoio prima che Hermione avesse la minima possibilità di dargli la buona notte.


Hermione lesta tornò nella sala comune; non voleva dare al Professor Snape alcuna ragione per gettare via il proprio apprendistato. Andò verso un divanetto e si sdraiò. Quel giorno era stato uno dei più lunghi della sua vita. Aveva perso così tante persone ed aveva guadagnato così tanto per il suo futuro. Si gettò una coperta addosso e si permise di arrendersi alle emozioni che la infestavano: ma un’emozione per cui non era pronta era quella diretta a un certo Maestro delle Pozioni.

 
Severus tornò alle sue stanze nel sotterraneo ed un pensiero, anzi una persona, scorazzava nella sua mente. Non gli occorreva l’Occlumenzia per sapere cosa stesse pensando la Granger: il problema divenne cosa lui avrebbe fatto. La cosa intelligente da fare era quella di fermare immediatamente una simile insensatezza. Severus di solito era un uomo intelligente ma da quando era morto, guardava la gente e la vita in maniera differente.
“E che male può fare lasciare che le cose si evolvano spontaneamente? Questa è probabilmente un’infatuazione momentanea e presto le passerà. Ma se perdura, dovrò sbrigarmela , ma in quale modo?”
Severus camminò nella stanza e non riuscì a preoccuparsi di cambiarsi. Era stanco morto e voleva solo posare la testa sul guanciale. Stanco morto… La Granger aveva ragione, stava sviluppando un senso dell’humor, che poteva dare fine all’immagine di un certo maestro delle popzioni. I suoi pensieri tuttavia non passarono quel punto, poiché cadde in un sonno profondo riempito da sogni su una certa Grifondoro.


Venne presto mattina per Hermione, dopo mesi di inseguimenti attraverso terreni selvaggi e la battaglia finale che era seguita; una settimana di sonno le sarebbe sembrata corta. Velocemente si lavò e si affrettò nel Salone per la colazione, altra cosa che di solito rimpiangeva durante i suoi spostamenti.
Proprio appena si fu seduta ed ebbe preso a mangiare, il Professor Snape oltrepassò la porta gigantesca. Mentre avanzava parve sorriderle, ma quello era il Professor Snape, e lei doveva immaginarsi le cose. Marciò lesto verso il suo posto a capo tavola accanto alla Preside McGonagall e prese a parlare con lei in toni soffocati.
Hermione assunse che quello doveva aver a che fare con il suo apprendistato, e placida finì il cibo. Si chiese se mai la Preside disapprovasse la sua scelta. Dopo aver lentamente consumato il cibo, in quella che le parve un’eternità, Hermione lasciò il Salone e prese a farsi strada verso la biblioteca. Aveva parecchio recupero da fare se davvero voleva essere pronta per quel salto e se voleva davvero impressionare il professore
.

“Dove sei diretta adesso, signorina Granger?” venne una voce bassa e maschile da dietro di lei.
Hermione sentì lo stomaco saltarle in gola e lottò per cacciare le parole. Restare in piedi a guardare non era il modo in cui guadagnare apprezzamenti dal suo professore.
“Veramente mi sto avviando alla biblioteca. Ho molto da recuperare.”
“Ho parlato con la Preside a riguardo del tuo apprendistato e lei approva la tua decisione di restare qua. Ha idea che tu possa apprendere molto con l’insegnamento individualizzato.”
Severus fu colpito che lei desiderasse andare a studiare piuttosto che andare alle tante feste che di certo si sarebbero tenute quel giorno. E allora, se voleva imparare, le avrebbe dato l’opportunità.
“La biblioteca non ha una scelta così ampia per te, se progetti di essere la mia apprendista, Seguimi.” Severus voleva portarla nel posto dove sapeva che avrebbe potuto imparare qualsiasi cosa avesse il bisogno di sapere a riguardo del mescere pozioni.

Hermione dovette correre per raggiungere il Maestro delle Pozioni poiché avanzava lesto nei saloni di Hogwarts. Mentre camminavano per i parecchi corridoi, Hermione notò che si stavano avviando verso il sotterraneo. Quale posto avrebbe avuto una migliore scelta della biblioteca? La biblioteca privata del Professor Snape.
Severus avanzò sulla familiare via verso le sue stanze private, nelle profondità del sotterraneo, in una zona poco frequentata del castello. Si fermò ad una pietra umida, sollevò la bacchetta e sussurrò la parola d’ordine tra i denti.
Hermione guardò meravigliata quando una porta di legno decorato apparve dal nulla. Ovviamente, lei sapeva che non era così, ma non c’era davvero altro modo per descrivere il fenomeno. Il Professor Snape aprì la porta e l’attraversò tenendola aperta perché lei lo seguisse.
Severus guardò gli occhi della strega farsi grandi per lo stupore mentre rimirava il suo vanto e la sua gioia. Dal pavimento al soffitto scaffali da libreria erano pieni di tutte le conoscenze che un Maestro delle Pozioni può sognare di possedere. Lei avanzò incerta verso lo scaffale più vicino e si protese verso uno dei libri, ma prima di toccarlo guardò l’uomo con sguardo da domanda.
“Ma certo che puoi guardarli, signorina Granger, dopotutto è per questo che ti ho portata qua. Sei benvenuta qua in qualsiasi momento ed ogni libro qua è tuo per la consultazione.” La guardò mentre estraeva con delicatezza uno dei volumi. Lo tenne a sé come se fosse un neonato mentre si muoveva attorno nella stanza.
Hermione non riusciva a credere a quello che stava vedendo. Era la più stupefacente collezione di letteratura che mai avesse avuto il piacere di osservare. Alcuni dei titoli erano estremamente rari e non avrebbe mai sognato di tenerli tra le mani. Mentre girava per la sala, gli occhi le caddero su un andito nascosto in un angolo della biblioteca. Non voleva sembrare come se stesse guardando dal buco della serratura, ma la curiosità la vinse. Avanzò e sembrò ferma a guardare uno dei libri, in realtà guardava nel passaggio aperto.
Quello che vide quasi le fece cadere il libro che stava portando: era un letto a baldacchino ampio, coperto dai colori Serpeverde argento e verde. Ripensò a quello che lui le aveva detto. < Sei benvenuta qua in qualsiasi momento. >

A quel pensiero dovette sorridere.

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